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Itinerari dei prodotti
agroalimentari tradizionali e
degli eventi di interesse agricolo
e alimentare

Tra le attività svolte e le esperienze maturate che, per qualità di contenuti, per esemplarità di organizzazione, per rilevanza degli obiettivi programmati e per l’effetto e la ricaduta dei risultati raggiunti nella difficile ed accidentata fase di avvio dell’attività della Comunità,
meritano di essere poste in evidenza si segnala la buona pratica degli itinerari dei prodotti agroalimentari tradizionali e degli eventi di interesse agricolo e alimentare.
Per volontà della Comunità del Cibo e della Biodiversità di interesse agricolo dell’area Sud della Basilicata ed in attuazione di un progetto finanziato dall’ALSIA, nel 2017 è nato il primo itinerario della biodiversità della Basilicata. Si tratta dell’itinerario del Pollino-
Lagonegrese, costituito sulla base dell’art. 12 della Legge 1 Dicembre 2015 n.194. Il risultato più importante dell’itinerario è quello di aver costituito una rete di agricoltori e allevatori che consente di far circolare informazioni, di scambiare esperienze, di far uscire l’agricoltore dall’isolamento sociale ed economico che lo ha sempre caratterizzato. 2 Gli itinerari della biodiversità agricola e alimentare del Parco nazionale del Pollino sono
stati al centro del dibattito in un Convegno tenutosi il 23 novembre 2017, a Rotonda (PZ), in coincidenza della X Giornata della Biodiversità della Regione Basilicata e dei 10 anni della sede ALSIA AASD “Pollino”. 3 Il progetto del primo “Itinerario dei prodotti agroalimentari tradizionali e degli eventi di interesse agricolo ed alimentare” è stato presentato, a Francavilla, il 19 dicembre 2019. Nell’occasione, con un intervento sul tema “dalla terra alla tavola: percorsi di fruizione della ruralità”, sono state poste in evidenza le riflessioni che seguono: < Sappiamo tutti quanto sia importante, per l’essere umano, il cibo dal punto di vista non solo dell’alimentazione e della salute, ma anche dei 5 sensi e dell’anima, dello spirito, del benessere psicofisico. I cibi, dai sapori unici e irripetibili, sono diventati molto ambìti e c’è chi pensa che la felicità cominci proprio a tavola. A tavola si ha voglia di ascoltare la storia umana e sociale, che c’è dietro ogni cibo, e con le storie, le tradizioni e il racconto il cibo è inventato più che mai cultura. Le produzioni agroalimentari sono un processo che coinvolge il territorio, le materie prime, i prodotti, la cucina, il cibo, la tavola e gli abitanti. E
noi siamo diventati ormai tutti molto esigenti nel voler conoscere il percorso che parte dalla terra e arriva alla tavola. Ai percorsi di fruizione della ruralità appartiene l’insieme di spazi aperti, di natura, di campagna, di agricoltura, di biodiversità agricola e alimentare, di materie prime, di prodotti agroalimentari, di cucina, di cibo, di sapori, di gusto, di tavola, di racconti, di storie, di tradizioni, di cultura locale, di usi, di costumi, di maestrie, di radici, di identità, di memoria, di genius loci. La ruralità ha una dimensione, oggi, non più settoriale; rappresenta una condizione di vita umana, sociale, economica e territoriale, al centro della quale c’è la diversità biologica e culturale. E la domanda di “natura”, di rapporto con
l’ambiente, di interazione attiva con esso è sempre più forte. C’è una forte domanda di turismo nelle aree rurali per forme di fruizione molto attente ai valori della enogastronomia, della natura e della cultura. C’è tanta voglia e bisogno di campagna, di aria sana e pulita,
di prati verdi e di cibi genuini. Le località rurali sono diventate una grande attrattiva e una grande risorsa naturalistica, turistica, e non solo. Il “turismo rurale”, in diretto contatto con le risorse della ruralità è un turismo che produce un elevato coinvolgimento della
popolazione locale. La fruizione della ruralità fa entrare il turista, il visitatore in contatto diretto con la qualità delle materie prime e dei prodotti agroalimentari tradizionali, con la tipicità del piatto, con il gusto, con la convivialità e con le relazioni umane; fa godere dei
beni naturalistici, ambientali e culturali, dell’insieme di paesaggi identitari e di cultura materiale e immateriale locale; fa interloquire il visitatore con i contadini, i pastori, i panificatori, gli artigiani, i bottegai, gli osti, i cuochi, i quali devono dedicarsi al visitatore per insegnare loro a guardare i colori, a odorare i profumi, gli aromi e le fragranze, ad ascoltare come si fa. Su questi presupposti sono stati progettati gli itinerari dei prodotti
agroalimentari tradizionali e degli eventi di interesse agricolo e alimentare.
Sono itinerari di cultura materiale e immateriale, come gli “Itinerari Culturali Europei”, riconosciuti dal Consiglio d’Europa veicoli di comunicazione e di scambio culturale e strumenti per consolidare l’identità territoriale. Attraverso sentieri e paesaggi, anche dimenticati, gli itinerari consentono di riscoprire e di fruire della straordinaria varietà di specie vegetali, ricostruendone la storia, la peculiarità, la originalità, la complessità. Sono
percorsi che fanno tornare indietro nel tempo, fanno tornare ai percorsi che, con la bellezza, non solo artistica, ma anche delle “cento agricolture”, hanno affascinato, in passato, tanti giovani intellettuali di mezza Europa, come Goethe e Stendhal. L’Italia, come l’Unesco, sta facendo molto per il patrimonio immateriale e per i dialetti, il folklore, le identità locali. La Treccani ha inserito, nel corpus delle sue opere, la cultura delle Dop e
Igp: un valore culturale, quello dei prodotti Dop e Igp , testimoniato anche dalle strette connessioni con alcuni riconoscimenti dell’Unesco in Italia. Tra questi riconoscimenti ci sono patrimoni culturali immateriali, quali “La dieta mediterranea” (2013), “L’arte dei muretti a secco” (2018). Sono patrimonio immateriale anche i vari “festival” in piazza, diventati una “polis” culturale diffusa, che può innescare i processi del sapere,
dell’acculturazione e della comunicazione umana più in generale.
Con la Convenzione di Faro, attualmente in fase di votazione in Parlamento (ndr.: approvata con legge 1 ottobre 2020, n. 133 di “Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a
Faro il 27 ottobre 2005), il Codice dei Beni culturali ha superato la concezione tradizionale di bene culturale, come insieme di cose, ed ha incluso, quali riferimenti importanti, anche le credenze e le tradizioni, i beni riguardanti il patrimonio culturale immateriale, che
l’itinerario dei prodotti agroalimentari tradizionali e degli eventi di interesse agricolo e alimentare punta a valorizzare e far fruire

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